Non c'è diritto senza una preventiva informazione

Risarcimento danno in Italia Se hai ricevuto un danno dal reato la via principale è quella di costituirsi parte civile nel processo penale ed è per questo necessaria la nomina di un avvocato.

Lo stato riconosce un indennizzo alle vittime di reati intenzionali e violenti per le spese assistenziali e mediche e, per alcuni reati, indipendentemente dalle spese mediche ed assistenziali.

Per i reati commessi dal 30 giugno 2005 fino al 7 luglio 2016 la domanda doveva essere presentata , a pena di decadenza, entro il termine di 120 giorni dall’entrata in vigore della legge 20 novembre 2017, n. 167, e cioè il 12 dicembre 2017.

L’indennità massima prevista per il reato di omicidio è Euro 7200,00

L’indennità prevista per il reato di omicidio commesso dal coniuge anche se separato o divorziato , o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, è di Euro 8200,00 solo in favore dei figli della vittima.

L’indennità riconosciuta alle vittime di violenza sessuale , esclusi i casi di minore gravità, è Euro 4800,00.

Per tutti gli altri reati dolosi e violenti l’indennità per le spese mediche ed assistenziali è di Euro 3000,00.

Per le vittime di estorsione è possibile presentare entro 120 giorni domanda al Prefetto della Provincia nella quale si è verificato l’evento lesivo ovvero si è consumato il delitto, o da quando l’interessato ha avuto notizia delle indagini preliminari che l’evento lesivo consegue a delitto commesso per finalità estorsive . La vittima di estorsione o di intimidazione ambientale che eserciti un’attività economica potrà richiedere una provvisionale nella misura massima del 70%.

Per le vittime di usura è possibile presentare l’istanza al Prefetto della Provincia nella quale si è verificato l’evento lesivo o si è consumato il delitto, entro 180 giorni dalla data di presentazione della denuncia o da quando ha avuto notizia delle indagini in corso.

La vittima di usura che esercita un’attività economica potrà richiedere un mutuo senza pagamento di interessi rimborsabile in 10 anni nonché un’anticipazione nella misura del 50% (se il procedimento è nella fase delle indagini preliminari il PM dovrà esprimere parere favorevole).

Per le vittime di terrorismo o criminalità organizzata, che abbiano riportato ferite o lesioni conseguenti agli atti di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico o per delitti commessi per il perseguimento delle associazioni di cui all’art. 416 bis codice penale, si deve presentare l’istanza al Prefetto del luogo in cui si è verificato l’evento o della provincia di residenza dei beneficiari. Per vittime si intendono anche i familiari e i conviventi more uxorio del deceduto e in mancanza di tali soggetti , come unici superstiti, gli orfani, i fratelli o sorelle o infine gli ascendenti in linea retta anche se non conviventi e non a carico.

INDENNIZZO
Reato di omicidio
Euro 7200

Omicidio commesso dal coniuge o da persona che è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa
Euro 8200

Violenza sessuale, salvo che ricorra la circostanza della minore gravità
Euro 4800

Altri reati
massimo Euro 3000 a titolo di rifusione delle spese mediche e assistenziali

------------------------

La Corte di Cassazione propone una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine alle questioni di interpretazione del diritto europeo che attengono al risarcimento del danno delle vittime di reati violenti e dolosi ed in particolare:
1- se l’Italia abbia adempiuto correttamente all’adeguamento della direttiva 2004/80/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 attinente l’indennizzo delle vittime di reato ed in particolare per i reati violenti e intenzionali compreso il reato di violenza sessuale.
2- se l’adeguamento non tempestivo alla direttiva che fa sorgere nei confronti di soggetti transfrontalieri La responsabilità risarcitoria dello stato membro comporti anche che il cittadino italiano possa avere il medesimo diritto nei confronti dell’Italia
3- se l’indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali violenti stabilito, dal decreto del ministro dell’interno 31 agosto 2017 e successive modificazioni, in euro 4800,00 possa reputarsi indennizzo equo ed adeguato per le vittime in attuazione di quanto previsto dall’articolo 12, par. 2, della direttiva 2004/80.

Visualizza l'ordinanza della Corte di Cassazione

L’associazione ha costituito un team di avvocati per la difesa della vittima di reato che hanno partecipato corsi di formazione sulla tematica specifica dei diritti riconosciuti in Italia alla vittima di reato.

Per i reati di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking gli avvocati presteranno la loro attività difensiva gratuitamente per la vittima perché retribuiti dallo stato.

Per tutti gli altri reati per i quali non è possibile richiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello stato, anche per questioni di reddito superiore ai limiti previsti dalla legge, l’onorario sarà stabilito dall’Associazione in base ai valori minimi della tabella professionale.

Comunque, qualsiasi informazione sui diritti riconosciuti in Italia alle vittime di reato sarà data gratuitamente e, celermente, scrivendoci attraverso il nostro form nella sezione contattaci.

Oltre alle misure cautelari previste per tutti i reati quali la misura della custodia in carcere, gli arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, sulla spinta del Consiglio d’Europa (c.d. Convenzione di Istanbul) e della direttiva 2012/29/UE è previsto in Italia l’arresto obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e di stalking.

L’art. 384 bis c.p.p. prevede la misura precautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’offeso: i provvedimenti possono essere adottati facoltativamente da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, previa autorizzazione del Pubblico Ministero, espressa anche oralmente o per via telematica nei confronti di chi è colto in flagranza di reato e a condizione che sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate.

La vittima di reati violenti ha inoltre diritto di conoscere in anticipo quando l’imputato o il pubblico ministero chiedono la revoca o la sostituzione della misura cautelare (art. 282 bis e 286 c.p.p.).

La vittima di tali reati può, ai sensi dell’art. 299, comma 3 e 4 bis c.p.p., presentare memorie al giudice cautelare per posticipare la liberazione dell’imputato senza che queste vengano comunicate all’imputato o al suo difensore.

Secondo l’art. 90 ter c.p.p. la vittima ha diritto ad avere notizia della scarcerazione o dell’evasione dell’imputato, qualora ne faccia richiesta a meno che non vi sia pericolo per l’incolumità dell’autore del reato.
L’art. 6 della Direttiva 2012/29/UE prevede il diritto della vittima ad essere informata sugli sviluppi del procedimento che la riguarda e l’Italia, all’art. 90 bis c.p.p., prevede che la stessa abbia le informazioni del procedimento e delle iscrizione tramite una richiesta al registro delle notizie di reato ( art. 335 c.p.p.).

Solo per i reati previsti dall’art. 407 comma 1 lett. a) c.p.p. è previsto che le iscrizioni nel registro dei reati vengano comunicati anche alla persona offesa, (reati devastazione, saccheggio e strage, guerra civile, associazione di stampo mafioso anche straniere, rapina aggravata , omicidio anche tentato, delitti aggravati dal metodo mafioso, delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale per i quali la legge stabilisce una pena non inferiore nel minimo a cinque anni, delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello stato, messa in vendita, cessione , detenzione porto in luogo pubblico e aperto al pubblico di armi da guerra, delitti di detenzione e spaccio di stupefacenti aggravati dall’art. 80 DPR 309/90, il delitto di associazione a delinquere nei casi in cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza).

La persona offesa di tutti gli altri reati dovrà fare apposita istanza per essere informata di iscrizioni di reato ove assuma la qualifica di vittima.

Il Pubblico Ministero , tuttavia può disporre il segreto sulle iscrizioni.

Solo per le vittime di maltrattamenti in famiglia e stalking (atti persecutori) è prevista la notifica dell’avviso della conclusione delle indagini preliminari alla vittima o al suo difensore.

Il termine ordinario per la durata delle indagini preliminari è di mesi 6 (art. 405 c.p.p.) che si computa dalla data in cui il nome dell’indagato è iscritto nel registro delle notizie di reato.

Le indagini preliminari possono essere prorogate per non più di 18 mesi (Art. 407 c.p.p.). Per alcuni reati il termine di indagine è di due anni, tuttavia il Pubblico Ministero può richiedere una proroga del termine di indagine per la particolare complessità delle stesse o per i motivi previsti dall’art. 406 c.p.p., ma per i reati di Maltrattamenti di Omicidio colposo, Omicidio stradale Lesioni personali stradali gravi o gravissime, Lesioni conseguenti ad infortuni sul lavoro, Atti persecutori (Stalking), la proroga può essere richiesta una sola volta.

La richiesta di proroga è notificata alla persona offesa solo se abbia dichiarato di voler essere informata della proroga del termine di indagine.
La persona offesa può presentare memorie e prove sui fatti sia al pubblico ministero che al giudice ma pochi sono i rimedi per il caso in cui non vengano prese in considerazione se non quella all’esito del processo con l’impugnazione della sentenza ai soli fini civilistici, per il risarcimento del danno.
Per richiedere il risarcimento del danno all’autore del reato la vittima può partecipare al processo penale costituendosi parte civile nel processo e nominando un difensore che la difenda.

La costituzione di parte civile può avvenire al più tardi alla prima udienza dibattimentale, prima dell’apertura del dibattimento.

L’Associazione Italiana Vittime di Reato può affiancare il difensore della vittima nel processo penale costituendosi personalmente nel processo penale o in alternativa al difensore della vittima.
Agli articoli 90 bis, 143 bis c.p.p. e 107 ter disp.att.c.p.p. è prevista l’assistenza linguistica della persona offesa alloglotta.

Per il diritto alla comprensione previsto dall’art. 3 della direttiva 2012/29/UE il legislatore italiano non ha dettato, invece, alcuna regola al riguardo, infatti il legislatore italiano nonostante abbia predisposto all’art.90 bis c.p.p. ampi elenchi informativi di cui le persone offese sono destinatarie ha utilizzato un linguaggio tecnico, difficilmente accessibile ai più e caratterizzato da numerosi e complessi rinvii normativi.

La persona offesa alloglotta può presentare una denuncia presso la Procura della Repubblica nel capoluogo del distretto in una lingua a lei conosciuta ed ha diritto a ricevere l’attestazione della ricezione della denuncia in una lingua a lei conosciuta. Il giudice, il pubblico ministero o la polizia giudiziaria nominano, inoltre, un interprete quando occorre procedere all’audizione della persona offesa che non conosce la lingua italiana.

Durante il processo, inoltre, se la persona offesa vuole essere assistita da un interprete deve fare un apposita istanza all’Autorità Giudiziaria. La persona offesa ha diritto inoltre alla traduzione gratuita di atti o parte di essi se contengono informazioni utili all’esercizio dei suoi diritti. Questa può anche essere disposta in forma orale se non pregiudichi i diritti della vittima stessa ( art 143 c.p.p.)

Con una sentenza di condanna o di assoluzione.

La sentenza di assoluzione può essere impugnata dalla persona offesa costituita parte civile solo agli effetti civili (risarcimento del danno).

La vittima deve sapere inoltre che:

il Giudice può ,all’esito del processo, assolvere l’imputato per particolare tenuità del fatto (art.131 bis c.p.) in tutti i reati per i quali è prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena.

Il giudizio sulla particolare tenuità del fatto è discrezionale ma il giudice dovrà tenere conto dei criteri dettati dall’art. 133 codice penale sulla gravità del reato , tra i quali vi è anche la gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato.